Dieta del digiuno a giorni alterni: come funziona e cosa dice la ricerca

Diventata molto popolare tra le star, la dieta del digiuno a giorni alterni potrebbe non essere più efficace delle altre. Ecco cosa dicono gli esperti

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Dieta del digiuno a giorni alterni: come funziona e cosa dice la ricerca
Immagini: iStock Photos

Il digiuno a giorni alterni è diventato sempre più popolare tra le star, che l’hanno consacrato il rimedio migliore per perdere peso. È emerso, però, che questo tipo di dieta non è più efficace delle altre.

A rivelarlo è stato uno studio condotto all’Università dell’Illinois a Chicago, pubblicato sulla rivista “Jama of Internal Medicine”. Scopriamo di più.

La dieta del digiuno a giorni alterni: come funziona

La moda è esplosa in Inghilterra grazie a un documentario trasmesso dalla BBC, diffondendosi velocemente negli Stati Uniti e nel resto d’Europa, e conquistando star del calibro di Jennifer Aniston.
Al di là del nome, la dieta del digiuno a giorni alterni (dall’inglese Alternate-Day Fasting o ADF) non prevede veri e propri digiuni. Nella “fast diet” è in realtà consentito mangiare normalmente per 5 giorni a settimana, effettuando una forte restrizione calorica negli altri due giorni, che non devono essere consecutivi. Nel periodo di pausa, è fissato un limite massimo di 500 calorie per le donne e di 600 per gli uomini. Queste possono essere assunte in tre piccoli pasti, oppure divise tra colazione e cena.

Un esempio di menù da 500 calorie suddiviso in tre pasti, può prevedere a colazione un vasetto di yogurt magro, con 50 g di mirtilli freschi, una tazza di tè non zuccherato con un goccio di latte; a pranzo, 250 g di cavolfiore lesso con 2 cucchiai d’olio d’oliva; a cena, 200 gr di nasello alla griglia, 50 g di insalata scarola con 2 cucchiai d’olio, sale e limone. Durante il giorno è importante bere molta acqua oppure infusi e tisane, naturalmente senza zucchero. Nei giorni in cui si mangia normalmente, invece, tutto è concesso, anche se è importante non lasciarsi andare troppo e cercare di mangiare sano, evitando cibi spazzatura.

Benefici e controindicazioni

Oltre all’obiettivo di perdere peso, secondo i sostenitori di questo regime alimentare, questo tipo di dieta può migliorare le funzioni cerebrali, proteggere dalla demenza e dall’Alzheimer e diminuire il rischio di sviluppare malattie croniche come il diabete.

Tuttavia, le prove di efficacia della dieta del digiuno a giorni alterni rispetto ad altri tipi di regimi alimentari ipocalorici sono insufficienti. Inoltre, non sono da prendere sotto gamba gli effetti collaterali: saltare i pasti potrebbe procurare vertigini, mal di testa, difficoltà di concentrazione e irritabilità, andando ad influire negativamente sulle attività quotidiane.

Non tutti si adattano ad una strategia di questo tipo e una restrizione calorica così severa, anche se applicata a giorni alterni, richiede un’attenta valutazione dello stato di salute. Nelle giornate di quasi-digiuno l’introito di proteine, carboidrati e altri importanti fattori nutritivi, come calcio, fibre e antiossidanti è del tutto inadeguato, e questo può comportare dei rischi, specie a medio e lungo termine. A dover evitare questo tipo di diete sono soprattutto donne in gravidanza e in fase di allattamento, adolescenti e anziani, diabetici o chi soffre di insufficienza renale, epatica o cardiaca.

La dieta del digiuno a giorni alterni: cosa dice la ricerca

I ricercatori dell’Università dell’Illinois a Chicago hanno testato questo nuovo approccio su un gruppo di persone obese. Si è scoperto, così, che chi era stato sottoposto a un regime alimentare tradizionale, che limita quotidianamente il numero di calorie assunte, aveva raggiunto un dimagrimento pari al 5.3% del peso corporeo.
Chi, invece, aveva seguito la dieta del digiuno a giorni alterni aveva raggiunto un dimagrimento pari al 6% del peso corporeo, quindi poco più di un classico regime ipocalorico.
Inoltre, il tasso di volontari che ha smesso di seguire la dieta del digiuno a giorni alterni durante lo studio, perché troppo dura, è stato pari al 38%, contro il 29% degli abbandoni tra chi ha seguito le diete più comuni.

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